98%. Un numero che spesso ci tranquillizza.
Guardiamo il saturimetro, leggiamo 98% e pensiamo: ossigenazione perfetta.
Ma la SpO₂ racconta solo una parte della storia.
Indica la percentuale di emoglobina saturata con ossigeno, ma non ci dice da sola quanto ossigeno arriva realmente ai tessuti, come sta ventilando il paziente o quale sia la sua PaO₂.
Per questo una saturazione apparentemente “perfetta” deve sempre essere interpretata nel contesto del paziente.
La SpO₂ indica quanta emoglobina è legata all’ossigeno, espressa in percentuale. Se leggiamo 98%, significa che circa il 98% dei siti disponibili sull’emoglobina è occupato dall’ossigeno.
Ma attenzione: saturazione e quantità di ossigeno nel sangue non sono la stessa cosa.
SpO₂ e PaO₂ non sono sinonimi
La PaO₂ rappresenta la pressione parziale dell’ossigeno disciolto nel sangue arterioso. La SpO₂, invece, descrive la percentuale di emoglobina saturata.
Le due grandezze sono collegate dalla curva di dissociazione dell’ossiemoglobina, ma non aumentano e diminuiscono in maniera lineare.
Ed è qui che arriva un concetto molto utile nella pratica:
una SpO₂ del 98% non ti dice se la PaO₂ è 100, 150 o 300 mmHg.
Un paziente che riceve molto ossigeno può quindi mostrare una saturazione del 98–100% pur avendo una PaO₂ molto elevata.
E non sappiamo neppure quanta emoglobina c’è
Immaginiamo due pazienti entrambi con:
SpO₂ 98%
Il primo ha Hb 14 g/dL.
Il secondo ha Hb 7 g/dL.
Il saturimetro può mostrare lo stesso numero, ma la quantità di ossigeno trasportata dal sangue è molto diversa.
La maggior parte dell’ossigeno, infatti, viene trasportata legata all’emoglobina.
Per questo il contenuto arterioso di ossigeno (CaO₂) dipende soprattutto da emoglobina e saturazione, oltre a una piccola quota di ossigeno disciolto nel plasma.
E la ventilazione?
Qui c’è un altro punto fondamentale.
Il saturimetro non misura la ventilazione.
Un paziente può avere una SpO₂ apparentemente rassicurante, soprattutto se sta ricevendo ossigeno, e contemporaneamente sviluppare ipoventilazione e aumento della PaCO₂.
Per sapere come sta eliminando CO₂ dobbiamo guardare altri elementi: quadro clinico, frequenza e dinamica respiratoria, capnografia quando indicata e, quando necessario, emogasanalisi.
Quindi 98% è un valore “buono”?
Può esserlo, naturalmente. Ma non esiste un numero da interpretare isolatamente dal paziente.
Età, patologia, ossigenoterapia in corso, FiO₂, emoglobina, ventilazione e obiettivo terapeutico cambiano il significato di quel valore.
In alcune condizioni, inoltre, il target di saturazione può essere volutamente diverso dal 98–100%.
Il numero è l’inizio, non la conclusione
Quando guardiamo il saturimetro, quindi, la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Quanto satura?”
Ma anche:
Con quale FiO₂? Come sta ventilando? Qual è l’emoglobina? Qual è il quadro clinico? Qual è il target per questo paziente?
La SpO₂ è uno strumento prezioso.
Diventa ancora più utile quando sappiamo cosa ci dice e, soprattutto, cosa non può dirci.
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SpO₂, PaO₂ e ossigenazione non sono la stessa cosa. Continua con gli altri approfondimentisu ossigenazione, EGA e ossigenoterapia.

